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Veni, Vidi, VODO

10 Gen

In principio fu Steal this film e il suo seguito Steal this film part  II, una serie di tre documentari (il terzo ancora non pervenuto) su copyright e pirateria. Da quel progetto, Jamie King, produttore e regista dei due film, ha imparato una paio di cose: per esempio, che abbandonare gli intermediari e distribuire direttamente via web può funzionare, che il sistema delle donazioni volontarie non sempre va come dovrebbe andare, ma ha ancora ampi margini di miglioramento; ma soprattutto bisogna ricordarsi che se un film è presente online non significa che tutti lo guarderanno.

Sulla scorta di queste piccole lezioni, nel 2008, il nostro eroe si mette a lavorare a VODO una piattaforma di distribuzione via BitTorrent – prodotta da Channel 4 British Documentary Film Foundation,  Arts Council UK e da Emerald Fund – che si avvale del supporto di uTorrent, Limewire e The Pirate Bay. Serve altro? Sì.

Cosa fa VODO

L’obiettivo di VODO è quello di fornire ai creatori di contenuti una piattaforma per la distribuzione free-to-share capace di scoperchiare  le potenzialità dei canali P2P e raggiungere così  un pubblico potenziale di 65 milioni di persone. Ogni mese la piattaforma distribuisce un film in download gratuito e free-to-share attraverso accordi con altri partner: dal lancio di VODO l’audience mensile media di un film è cresciuta da 150.000  a 850.000 utenti.

VODO inoltre offre:

  1. una DISCO (distribution coalition) vale a dire un accordo distributivo con un pacchetto di network P2P e altri web distributor capaci di rivolgersi ogni giorno a una bacino d’utenza potenziale talmente vasta da permettere un buon lancio e l’innesco di  meccanismi di promozione virale;
  2. sistemi di promozione dal basso, integrati nella piattaforma, al fine di generare passaparola sui principali social network;
  3. la possibilità di creare uno VODO Studio ovvero una spazio virtuale con il quale gestire e far crescer una community di utenti interessati a progetti in fase di sviluppo e coinvolgerli nelle dinamiche creative;
  4. distribuire i contenuti in diversi formati e raccogliere delle donazioni.

Sharing is caring

Il principio alla base di VODO è che la condivisione di file può diventare una forma di cura e tutela di ciò che si apprezza di più. Infatti, la piattaforma cerca di implementare funzionalità di condivisione sociale e innescare dinamiche di passaparola. Gli utenti possono infatti scaricare contenuti, promuoverli ed eventualmente fare una donazione monetaria a supporto del progetto.

Per incentivare i processi di condivisione, VODO ha creato una moneta virtuale, i DO (pronuncia alla Homer Simpson:  “Doh!”):  il progetto prevede che in futuro i DO possano essere utilizzati  per qualsiasi tipo di acquisto; al momento sono uno strumento di compensazione per il lavoro degli influencer  più attivi.

Funziona davvero

Alcuni dati su VODO:

  • 13.657.669 film scaricati;
  • 118.711 utenti attivi;
  • 11.850,07 terabyte condivisi.

La piattaforma ha già dimostrato di funzionare nonostante il sistema del volontary donations (Vo Do) non sia tra i più affidabili:  Pioneer One, una serie di 6 episodi, ha raccolto più di  88.000 dollari ;  The Yes Men Fix The World, invece, ha guadagnato 25.000 dollari in un mese dalla prima P2P release.

VODO riconosce ai produttori di contenuti:

  • il 75% delle sponsorizzazioni dirette;
  • il 50% della Studio Membership;
  • il 50% di tutte le vendite di prodotti fisici venduti attraverso la piattaforma.

VODO non applica licenze esclusive, quindi il prodotto potrà continuare ad essere distribuito anche su altri canali i quali potranno avvantaggiarsi del rumore creato online.

Funzionerà anche per altri progetti? Difficile a dirsi, di certo sappiamo che la P2P release è uno strumento di distribuzione  e promozione dal potenziale ancora largamente inesplorato. La capacità di tagliare fuori gli intermediari, unita alla volontà di  legittimare e valorizzare pratiche largamente condivise, ma criminalizzate, permette a VODO di giocare sulla leva del coinvolgimento tra produttori di contenuti e pubblici: VODO ha le carte in regola per diventare il nuovo Netflix o il nuovo Kickstarter per le produzioni indie.

Piracy Digest: notizie per il 2012

2 Gen

Boycott GoDaddy.  Il 22 dicembre, il più grande servizio di web hosting americano, si è schierato a favore di SOPA (Stop Online Piracy Act): il risultato è stato una campagna di boicottaggio che ha spinto milioni di clienti di GoDaddy a trasferire i loro siti su spazi web offerti da altri competitor. Wikipedia, Cheezburger e Imgur hanno già manifestato l’intenzione di levare le tende insieme a altri 16,191 domini. GoDaddy ha chiesto scusa e ha ritrattato le sue posizioni e ora ufficialmente si oppone a SOPA.

Ita. TorrentFreak ha raccolto qualche dato, condiviso da KickassTorrent, sulle parole e le frasi più utilizzate nelle ricerche su BitTorrent durante il 2011. Ita, Franch e 2011 sono i primi tre termini più utilizzati. Al quarto posto Ita DVD e al settimo Italian. Si sprecano le letture: gli utenti non cercano contenuti specifici, ma tipologie di contenuti (in italiano, in francese e recenti); gli italiani sono un popolo di scaricatori, ma aggiungerei anche che, con tutta probabilità, i pirati italiani non parlano l’inglese.

The Beginnig of the End. Business Insider pubblica la lista delle 11 industrie che nel 2011 si sono confrontate con modelli di business innovativi e con i quali dovranno fare i conti se vorranno tener botta nel 2012. Gli esempi più interessanti e legati alle questioni pirata: l’industria musicale  e il passaggio a formule ad abbonamento sul modello di Spotify; l’industria videoludica  con sistemi di streaming come Steam; nuovi servizi di pagamento via mobile come Dwolla e Square; la fine del mercato delle pen USB soppiantato da servizi come DropBox e simili; e per finire, la crescita costante delle piattaforme di crowdfunding. Chi vivrà vedrà…

YouTube e la pirateria

18 Lug

Margaret Gould Stewart, User Experience Team manager di YouTube, durante un TED Talks illustra le potenzialità virali ed economiche di quei video che utilizzano contenuti illegali condividendoli sulla più nota piattaforma di video sharing.

Il protocollo antipirateria adottato da YouTube per proteggere i contenuti dei partner mediali, permette ai sottoscrittori del programma di condividere con il portale di Google un databese di contenuti proprietari. Ad ogni caricamento di un video da parte degli utenti, i sistemi YouTube Audio e Video ID sono in grado di identificare un’eventuale utilizzo improprio di contenuti presenti nel database di YouTube e comunicarne l’uso illegittimo agli afferenti al programma partner. Sarà poi decisione del detentore dei diritti stabilire se bloccare il contenuto in violazione del copyright o lasciarlo circolare liberamente sulla Rete.

Le conclusione di Gould Stewart lasciano trasparire le potenzialità economiche e promozionali di un ecosistema mediale in cui pirateria e usi legittimi si fondano in un ecosistema economico ibrido in grado di innescare virtuosità economicheContinua a leggere