Archivio | dicembre, 2011

Piracy digest: Holiday Edition

29 Dic

Most Pirated. Non si finisce l’anno senza una classifica. L’appuntamento consueto è quello con i film più scaricati del 2011. I dati raccolti da TorrentFreak mettono al primo posto Fast Five (costato 125 milioni di dollari, scaricato più di 9 milioni di volte e con un incasso di 600 milioni di dollari), seguito da The Hangover Part II (costo: 80 milioni di dollari; download: 8 milioni; incassi: quasi 600 milioni di dollari) e Thor (costo 150 milioni di dollari; download: più di 8 milioni di download; incasso: quasi 500 milioni di dollari). Fate voi i vostri conti.

Go Ashton. Anche l’ex Sig. Demi Moore scende in campo contro SOPA (Stop On Line Piracy Act):  I don’t support SOPAand I believe we all need to call and write our Congress to help them know we want a No vote on SOPA. Anche seconda Ashton Kutcher la proposta di legge americana non è la soluzione, ma il vero problema, forse anche per i suoi progetti web.

Vi amerò comunque. Regalo di fine anno di Skrillex: dalla sua pagina Facebook invita tutti a scaricare il nuovo album Bangarang: “go pirate it if you don’t have money..i just want you to have it.  or you can buy it here..either way I’ll love you”.

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Ok, il prezzo è giusto

28 Dic
Moneygami

Moneygami

Si mormora che uno dei principali motivi per cui la pirateria continui a perseverare sia l’elevato costo di accesso ai contenuti digitali. Quindi è sufficiente abbassare i prezzi per contenere la pirateria? Sì e no, ma soprattutto qual è il prezzo giusto? Dipende è la risposta migliore che si possa dare poiché, nella definizione del prezzo di vendita di qualsiasi cosa messa in vendita, intervengono molteplici fattori.

Ne vale la pena?

Per prima cosa qual è il valore che attribuiamo a ciò che stiamo per acquistare? In generale, tendiamo a conferire un valore superiore ai beni fatti di atomi mentre siamo propensi a svalutare quelli fatti di byte. Anche perché si sa, se è digitale prima o poi sarà anche gratis.

La percezione del valore dipende:

  • dai gusti personali, ma l’appartenenza a un determinato gruppo può incidere sulla percezione del valore: Apple docet;
  • dalle conoscenze personali sul prodotto/servizio;
  • dal tasso di innovazione presente nel prodotto che si intende acquistare;
  • dal contesto di acquisto.

Ma quanto mi costa?

A quanto ammonta il costo reale di un acquisto? Quando un cliente considera il costo di qualcosa, nei fatti tiene in considerazione diversi elementi:

  • il costo in termini di moneta sonante;
  • il costo in termini di tempo speso per usufruire del prodotto acquistato (tempo che non potrà essere investito in altri modi);
  • il costo in termini di energie mentali per portare a termine la scelta d’acquisto.
Quindi, quanto mi costa andare al cinema? Il prezzo del biglietto + il costo del tempo speso al cinema + la fatica di vedere il film (+ il costo del parcheggio, la baby sitter, la cena…)

Perché è così difficile?

Ma alla fine della fiera che si scelga di impulso o che si rifletta con attenzione su cosa investire, la scelta è faticosa, complessa e articolate che non sappiamo portarla a termine in modo autonomo e quindi scegliamo qualsiasi cosa che sia stata scelta per noi. Almeno è quello che risulta dalle ricerche di Dan Ariely.

Peep Laja, prendendo spunto dall’intervento di Ariely, ripropone le migliori sperimentazioni sui prezzi – pensate per indurci a comprare:

L’esca

Se offrite due prodotti affini, ma diffrenti – un viaggio a Roma all inclusive e uno a Parigi sempre all inclusive – la scelta si presuppone difficile per i potenziali acquirenti, ma se si mette una terza opzione che equivale ad uno dei due prodotti ma privo di un benefit (viaggio a Roma senza prima colazione) allora risulterà molto più facile per gli acquirente fare una scelta tra due prodotti questa volta più simili tra loro. Tutto ciò ci insegna che è bene inserire un’esca simile al prodotto che ci interessa vendere di più.

La prova del nove

Siamo tutti d’accordo che un centesimo non cambia la vita a nessuno, ma le ricerche dicono che i prezzi che terminano in 9 invece che per cifra tonda hanno una maggiore efficacia in termini di vendite. Dalle parti di iTunes ne sanno qualcosa.

Ancore e aggiustamenti

Niente è caro di per sé: tutto è relativo a ciò che ci sta in torno. Quindi un prezzo se comparato a un altro più alto tenderà ad apparire ancora più basso. È un processo automatico e non possiamo farci niente, ma conoscere i prezzi della concorrenza può fornire un vantaggio mentale interessante.

Pay what you want

L’esempio più noto in ambito entertainment di pagamenti volontari è forse l’album In Rainbows dei Radiohead che, scaricato un milione e ottocento mila volte, generò una media di 2.26$ per album; comunque un successo per la band che non avendo avuto costi di inventario, stoccaggio e spedizione, ottenne un guadagno superiore rispetto a tutti gli altri album.

Tuttavia il sistema del pay what you want funzioni al meglio se si verificano le seguenti condizioni

  • A product with low marginal cost
  • A fair-minded customer
  • A product that can be sold credibly at a wide range of prices
  • A strong relationship between buyer and seller
  • A very competitive marketplace.

Freemium

Le stime indicano un rapporto di 1 a 19: vale a dire che per ogni utente che accede a una versione avanzata di un servizio ne esistono 19 che accedono allo stesso servizio, in versione base e gratuitamente. Il modello sembra funzionare bene se riusciamo a innescare  degli effetti di network; funziona bene soprattutto come strumento di marketing, ma sembra più incerto come modello di azione a lungo termine soprattutto se non si riesce ad ottenere una posizione di forza sul mercato e se si è un’impresa di piccole dimensioni.

Ma la pirateria non ha prezzo

Gratis è sempre meglio di poco? Anche in questo caso l’unica risposta sensata è dipende. La breve ricognizione sulle sperimentazioni sui prezzi sono utili per comprendere le complessità aziendali e compertamentali che stanno dietro alle dinamiche di prezzo. Inoltre, le indagini che ho riportato si riferiscono a mercati spesso molto lontani da quelli digitali e delle industrie culturali. Quindi che fare? Le indicazioni più immediate possono essere riassunte così:

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  • Is Their “Price Customization” Illegal? FindLaw

Piracy Digest

20 Dic

Tutto quello che è bene sapere sulla pirateria

Ogni settimana nei vostri feed reader

Con le mani nel sacco. Dopo L’Eliseo anche i tipi della RIAA e del  Department of Homeland Security sono stati pizzicati nel vergognoso atto delle download illegale: lo rivela il sito Youhavedonwloaded che traccia gli indirizzi IP di coloro che scaricano utilizzando il protocollo BitTorrent.

Punirne uno… È finito in gatta buia Gilberto Sanchez dichiaratosi colpevole di aver caricato, nel marzo del 2009, su Megaupload la copia lavoro di X-Men Origins: Wolverine; per lui un anno di carcere, un altro anno di arresti domiciliari e un po’ di restrizioni all’accesso a Internet. E poi il film non andò così male al botteghino. 

Non rompetici l’Internet. Dalle pagine della Stanford Law Review, Don’t Break the Internet, un lungo intervento di Mark Lemley (Professor at Stanford Law School), David Levine (Assistant Professor at Elon University School of Law) e David Post (Professor at Beasley School of Law, Temple University) su Protect IP e SOPA, le due leggi in discussione al Congresso Americano. Le loro conclusioni? Le proposte di legge violano il Primo Emendamento.