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Piracy Digest: tutto quello che dovreste sapere sulla pirateria

13 Gen

Video Stars. È partita la caccia alla star da piazzare sul web: Tom Hanks ha stretto un accordo con Yahoo! per la serie animata Electric City, e anche AOL, Netflix e Hulu pare siano interessate a investire in una serie di aziende esterne specializzate nella produzione di contenuti video per il web alle quali affidare il posizionamento delle star, e utilizzarle per canalizzare l’attenzione di audience sempre più frammentate su una molteplicità di piattaforme.

La verità, vi prego, sulla pirateria. Ancora dati e ancora contestazione dei dati: quando si parla di pirateria, ogni tentativo di rilevarne ampiezza e effetti sull’economia risulta vano a causa della mancanza di dati omogenei e della condivisione dei criteri di raccolta e utilizzo delle informazioni. Su Freakonomics un riassunto velocissimo della questione con dati aggiornati. Ma falsi.

Box-office. Roger Ebert ci spiega quali, secondo lui, sono i motivi del calo dei biglietti staccati nel 2011 nei cinema americani: la notizia è che, una volta tanto, non si incolpa la pirateria, ma un mercato in crisi che non riesce a cambiare se stesso.

Tra il sacro e il profano. C’è ancora qualcuno che non lo sa? La Svezia ha riconosciuto la pirateria come religione: nel caso intendiate convertirvi diventerete kopimisti, dovrete copiare e condividere file a più non posso e leggere le sacre scritture del Kopimismo.

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Cosa Ikea e BILLY possono dirci su distribuzione e pirateria digitale

13 Set

Cosa succederebbe se Billy avesse gli sportelli?

Vi giuro che su Techcrunch io Billy non l’avevo mai vista. Lo stesso dicasi per l’Economist. Eppure pare che Ikea e la sua famosa libreria low-cost siano oggi due tra i più potenti interlocutori in fatto di smaterializzazione dei libri cartacei.

Andiamo con ordine. Pare che dal mese prossimo, Ikea lancerà sul mercato una nuova versione della famosa libreria. Come riporta l’Economist:

Next month IKEA will introduce a new, deeper version of its ubiquitous “BILLY” bookcase. The flat-pack furniture giant is already promoting glass doors for its bookshelves. The firm reckons customers will increasingly use them for ornaments, tchotchkes and the odd coffee-table tome—anything, that is, except books that are actually read.

Possono due ante con vetri essere tanto disruptive? – per dirla con gli americani che da qualche tempo hanno eletto questa parola a vero tormentone in terra di new new economy. La risposta è sì. Ed è una questione che va ben oltre la user experience. Se l’oggetto deputato ad accogliere i libri perde la sua prima funzione d’uso per diventare un semplice “ripiano per oggetti”, viene da chiedersi che fine hanno fatto i libri? Se delle semplicissime mensole vengono chiuse da due lastre di vetro, allora il contatto tra uomo e libri, tra lettore e cultura cartacea è irrimediabilmente corrotto? La fine è, né più né meno, quella che è toccata anni fa agli impianti hi-fi e ai bei ripiani in cui raccogliere vinili poi diventati cd e poi ancora bit liberi dal supporto fisico.

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