YouTube e la pirateria

18 Lug

Margaret Gould Stewart, User Experience Team manager di YouTube, durante un TED Talks illustra le potenzialità virali ed economiche di quei video che utilizzano contenuti illegali condividendoli sulla più nota piattaforma di video sharing.

Il protocollo antipirateria adottato da YouTube per proteggere i contenuti dei partner mediali, permette ai sottoscrittori del programma di condividere con il portale di Google un databese di contenuti proprietari. Ad ogni caricamento di un video da parte degli utenti, i sistemi YouTube Audio e Video ID sono in grado di identificare un’eventuale utilizzo improprio di contenuti presenti nel database di YouTube e comunicarne l’uso illegittimo agli afferenti al programma partner. Sarà poi decisione del detentore dei diritti stabilire se bloccare il contenuto in violazione del copyright o lasciarlo circolare liberamente sulla Rete.

Le conclusione di Gould Stewart lasciano trasparire le potenzialità economiche e promozionali di un ecosistema mediale in cui pirateria e usi legittimi si fondano in un ecosistema economico ibrido in grado di innescare virtuosità economiche

Tali opportunità sono tipiche di un mercato two o multisided vale a dire  una specifica rete economica che agisce su almeno due distinti gruppi di utenti, interrelati in modo diverso tra loro, ma  capaci di influenzarsi reciprocamente facendo leva sugli effetti di network.

Il caso illustrato da Gould Stewart sembra funzionare proprio in questo modo: si tratta del noto video amatoriale di Jill and Kevin wedding entrance che utilizza illegalmente una canzone di Chris Brown i cui diritti di sfruttamento appartengono a Sony. Visto il successo virale del video, la major decise di non bloccarne la circolazione e consentendo alla canzone di ritornare in vetta alle classifiche di iTunes.

Il particolare ecosistema di YouTube si basa su un fragile equilibrio tra definizione di modelli di business remunerativi e valorizzazione delle pratiche web-based in una prospettiva multisided market capace di rendere conto degli inserzionisti pubblicitari desiderosi di incontrare pubblici; dei distributori di contenuti su canali branded intenzionati a incontrare pubblici e far fruttare quei canali tramite la pubblicità; e utenti attivi sulla piattaforma in cerca di spazi di socialità, condivisione, partecipazione e autopromozione.

Le argomentazioni di TorrentFreak  in merito, sembrano suggerire l’idea di modelli di business orientati a forme di “pirateria sostenibile”.

Revenue wise YouTube and Vevo have become a serious revenue source. The major labels haven’t been very open about their revenue sharing deal, but EMI Music chief financial officer Paul Kahn said (pdf) during the LimeWire trial that his label gets half a penny for each YouTube play. […] In their latest report music industry group IFPI write that at the end of last year the major record labels were getting 1.7 billion views a month, and this number is rising rapidly. In the last 12 months alone Universal Music tripled the number of YouTube views from 2.3 billion May last year to nearly 7 billion today.

Sembra inoltre che YouTube stia diventando una valida alternativa alle piattaforme di filesharing soprattutto per i casual downloaders (e probabilmente per i casual listener). Rimane il fatto che la piattaforma di videosharing di Google può anche innescare dinamiche di sempling effect, probabilmente più efficaci rispetto al download illegale. Tuttavia, le industrie musicali continuano a sostengono che YouTube abbatta le vendite di prodotti musicali.

Janet Wasko e Mary Erickson, dalle pagine di The YouTube Reader, ribadiscono:

It is estimated that 90 percent of copyright claims made in this manner [through YouTube ID] are converted into advertising opportunities. Some media companies have jumped aboard the trend of using content-identification technology to push the concept of corporation-sanctioned user-generated content. Users are encouraged to use music or video footage in the creation of videos, without penalty, in order to capitalize on YouTube’s viral marketing potential.

Come risultat dall’analisi di Burgess e Green, la logica partecipativa di YouTube mette in luce come i video più visti e più discussi siano quelli user-created: scegliere o discutere qualcosa è un atto di auto rappresentazione, di costruzione identitaria on-line che ha un valore esplicito e sicuramente più forte rispetto ad un like o un click. Scegliere un contenuto e posizionarlo nei propri preferiti definisce un gusto personale e implicitamente è in grado di imporsi come segnalazione ad altri utenti.

Ecco spiegata la presenza di Margaret Gould Stewart ad un TED Talks: YouTube vive perché si avvale di una community attiva, partecipe e pirata; condannare le pratiche alla base delle dinamiche di YouTube equivale a una sua condanna a morte. Insomma Margeret Gould Stewart e YouTube non sono certo i difensori delle pratiche di appropriazione ed uso  illegittimo, piuttosto sono i paladini di nuove opportunità economiche.

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Una Risposta to “YouTube e la pirateria”

Trackbacks/Pingbacks

  1. Scaricare gratis è un furto? « Digital Piracy - febbraio 10, 2012

    […] a me il product placement non fa così schifo; bisogna saperlo usare correttamente. Provare a monetizzare su prassi illegali, come sta cercando di fare YouTube,  ma questa è tutta un’altra […]

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