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La fine di Game of Thrones

8 Giu
Questa sera, anche in Italia, arriva ufficialmente l’ultima puntata di Game of Thrones, ma in molti l’hanno già vista altrove. Sapete perché?

Winter si Coming

La seconda stagione di Game of Thrones è finita. Alla grande. Niente paura: nessuno spoiling. Ho dormito troppi episodi per potervi svelare dettagli significativi sulla trama. Posso dirvi, però, che Thrones è stato un successo col botto.

Le cose sono andate bene anche in Italia, dove Trono di spade è stato programmato su Sky Cinema 1 a una decina di giorni di distanza dalla messa in onda americana.

Il dato più intrigante, però, è  quello che riguarda il download illegale della serie. TorrentFreak ha raccolto un po’ di dati dai quali risulta che Game of  Thrones è una delle serie più scaricate della stagione.

Chi scarica Game of  Thrones?

Chi scarica Game of Thrones? - Dati TorrentFreak

Chi scarica Game of Thrones? – Dati TorrentFreak

I dati di TorrentFreak raccontano alcuni fatti interessanti:

  • la serie è stata scaricata oltre 3 milioni di volte per episodio superando i download della prima stagione
  • i download giornalieri in tutto il mondo sono equiparabili ai potenziali spettatori stimati da HBO in America
  • Il dowanload in Australia raggiunge il 10.1% del totale (dato basato su un episodio).

Gli australiani, che hanno potuto vedere la serie a una settimana di distanza rispetto alla programmazione statunitense, hanno subito attaccato il torrent per mitigare l’attesa. E come dare loro torto. Tuttavia i tipi di AFACT (Australian Federation Against Copyright Theft) sostengono fermamente che l’impazienza dei fan di Thrones è “unreasonable”.

Anche in questo caso vale il nostro fortunato adagio: subito è meglio di gratis. Tuttavia per Game of Thrones, il ritardo di programmazione all’estero non sembra essere l’unico aspetto discutibile nelle strategie distributive della serie.

Alcuni buoni motivi per scaricare Game of Thrones

Il problema dello scaricamento della serie non è nuovo: già la prima stagione di Thrones non aveva giocato bene la carta della distribuzione, e la stessa storia si ripete anche con la seconda stagione.

The Oat Meal - Game of Thrones

I Tried to Watch Game of Thrones and This is What Happened

In soldoni: Game of Thrones era disponibile solo per i sottoscrittori di un abbonamento cable. Considerato che  HBO GO non funziona come servizio stand alone, ma deve essere legato a una sottoscrizione cable, di fatto il boradcast ha tagliato fuori dal suo potenziale bacino di utenza una fetta significativa di audience che avrebbe pagato solo per il servizio di streaming e per mobile.

Se si considera poi la tendenza verso il cord-cutting che si sta registrando ultimamente, la scelta di un distribuzione così ristretta potrebbe rivelarsi inefficace sul lungo periodo. Insomma, se la sono cercata alla HBO?

To a certain degree one could claim that HBO is to blame for Game of Throne’s success on BitTorrent. They want to keep access to the show “exclusive” and even Netflix wasn’t able to buy the rights no matter what they offered.

La scelta dell’esclusività è comprensibile e allo stesso tempo discutibile (come strategia aziendale): se è vero che appartenere a un network significa aver finanziamenti sicuri, e comporta l’allineamento alle scelte della gerarchia aziendale, è verificato il fato che negli ultimi anni un paio di cose (tablet, NetFlix…) sono cambiate.

Il futuro di Game of Thrones

Su Fastcompany, Roberto Levine, arrivando a paventare la fine della quality television, sostiene:

No one likes paying for cable. But the rise of the pay-TV business model led to the revolution in quality we’re currently enjoying from HBO shows like Thrones, as well as basic-cable programs like Mad Men and Breaking Bad. Years ago, when channels only received revenue from advertising, they made shows to reach as many people as possible, whether viewers loved them or just tuned in because they happened to be on. Cable changed those incentives, rewarding the creation of shows viewers felt strongly enough to pay for (indirectly in the case of channels like FX and AMC).

L’autore di Free Ride rimprovera il fatto che se si desiderano contenuti di qualità come Game of Thrones bisogna pagare (sacrosanto) altrimenti il rischio è quello di cedere il passo alla distribuzione simultanea di contenuti meno costosi. Non è chiaro perché non si possa tentare  una produzione di qualità capace di ripensare in modo serio il problema delle finestre distributive al fine di monetizzare attraverso l’ascolto delle esigenze degli utenti.

Anche Jimmy Wales pagherebbe per vedere Game of Thrones

Anche Jimmy Wales pagherebbe per vedere Game of Thrones

Per Levine la soluzione è semplice: i fan che non possono permettersi un abbonamento cable devono pazientare un anno finché iTunes metterà in vendida la serie. Se Game of Thrones venisse distribuito contemporaneamente anche su iTunes si assisterebbe a un incremento dei cord cutter che troverebbero sicuramente più vantaggiosa l’offerta di Apple. Vero? Non saprei. Un affermazione di questo tipo è difficile da dimostrare poiché le specificità d’uso di piattaforme e contenuti e le dinamiche di fandom sono ben più complesse di una scelta di consumo culturale votata all’acquisto razionale.

Inoltre, in un anno cambiano tante cose e di sicuro sfuma l’hype del momento che potrebbe essere trasformato in un valido strumento per veicolare i pubblici su mercati meno piratabiliGame of Thrones vanta un franchise piuttosto ricco il cui target principale non è lo spettatore occasionale o disposto a una visione differita, ma i fan con esigenze “unreasonable” e con una predisposizione alla spesa più spiccata. A Lannister always pays his debts.

Le ragioni di HBO

Le cose tuttavia, sono un po’ più complesse. Derek Thompson riassume perfettamente i motivi per cui  HBO ha scelto di non scorporare il servizio HBO GO dall’abbonamento cable.

  1. il prezzo che gli eventuali utenti del servizio on the go sarebbero disposti a pagare sarebbe troppo basso;
  2. un servizio stand alone incoraggerebbe i cord-cutter e andrebbe a ledere gli interessi e la volontà dell’azienda madre: Time Warner;
  3. al momento, lo zoccolo duro di pubblico potenziale per HBO è ancora davanti ai televisori e non su PC, tablet e mobile.

Tutto ciò però penalizza i cosiddetti early adopter che sono anche platform e screen agnostic, e spesso sono anche irragionevoli, ma possiedono la capacità di indicare quello che sarà il futuro di un mercato e, anche se vivono a un oceano di distanza dall’America, sanno perfettamente quando uscirà la terza stagione di Game of Thrones. Winter is coming.

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Piratare per ricordare

7 Mar
Floppy disck

Floppy disk

“‘Cause we are living in a software world and I’m a software girl” direbbe Lev Manovich che, nel suo libro tradotto in Italia con il titolo Software Culture, spiega come nelle società contemporanee il software ricopra un ruolo: il software plasma il nostro modo di lavorare, di condividere e visualizzare documenti di qualsiasi natura, ci guida nelle scelte di acquisto e consumo, e in sostanza forgia la nostra cultura. Per questo i software studies non si devono limitare allo studio del codice, ma devono concentrarsi anche sulle modalità con cui i software organizzano l’interazione uomo macchina e influenzano le nostre azioni.

Tuttavia, studiare il software e i prodotti digitali basati su performance informatiche (videogame, app, programmi…) significa confrontarsi con un notevole numero di problemi.

Per una storia del software e dei videogame

Raccogliere e analizzare software e videogame di una ventina di anni fa diventa sempre più complesso perché quei prodotti che ci sembravano all’avanguardia ora stanno scomparendo proprio a causa della loro natura fugace.

I floppy disc sono ormai spariti dalla circolazione da diversi anni e, se anche ne trovaste un paio in soffitta, sarebbe impossibile accedere a quei contenuti poiché non esistono più macchine in grado di leggere quei supporti: la stessa sorte è toccata alle cassette e presto succederà lo stesso a CD e DVD.

Il software e i contenuti stoccati su supporti digitali decadono. Se un’informazione è digitale non significa che sia per sempre, infatti:

  • i supporti deperiscono;
  • le macchine invecchiano e vengono sostituite con modelli più avanzati e il resto finisce nel dimenticatoio;
  • copiare un software o un videogame è vietato e illegale, e ciò ha delle implicazioni sulla conservazione;
  • la vita media di un software è breve e generalmente la durate è stabilita a tavolino per risponde a regole di ordine economico.

Tutto ciò fa sì che gran parte del software che usavamo qualche tempo fa ora non esista più, oppure esista in una forma talmente differente da non avere più nulla a che fare con quello che era un tempo.

Digital preservation

Le problematiche legate alla preservazione digitale sono infinite e uno storico che volesse studiare l’evoluzione di un software o di un videogame, analizzandone l’impatto sulla cultura contemporanea, si troverebbe difronte a numerosi problemi tra cui:

  • la ricostruzione dell’oggetto originale e dell’esperienza d’suo originale;
  • l’accesso all’oggetto originale e alle versioni successive.

Non sono problemi da poco poiché in mezzo ci si mettono i DRM e i walled garden: i primi limitano l’accesso e impediscono di copiare il codice, i secondi possono decidere in qualsiasi momento di revocare l’uso di un contenuto o cancellarlo definitivamente. Il DRM è una congiura per il lavoro di un umanista – e non solo per lui…

Gli archivi e la pirateria

Una delle principali soluzioni è rappresentata dagli archivi e dalle biblioteche. Tuttavia anche questi non se la passano bene, costretti a mantener fede alle restrizioni del Digital Millenium Copyright Act che impone un periodo di 95 anni prima che il software possa rientrare nel pubblico dominio. Durante tutti questi anni il software sparisce e con lui scompare un pezzetto della nostra storia e della nostra cultura. 

Inoltre, le biblioteche e gli archivi, prima o poi, dovranno fare i conti con il decadimento dei loro supporti e delle loro macchine e trovare un modo per preservare quel patrimonio. Gli archivi inoltre fare i conti con l’obsolescenza dei device e il loro progressivo abbandono in favore di nuovi prodotti immessi sul mercato: conservare un software implica anche il ripristino di un’esperienza di fruizione che si basa su un legame inscindibile tra codice e interfaccia hardware.

Al momento, un grosso aiuto lo fornisce la pirateria che libera i codici dai supporti e rende i software disponibili attraverso i circuiti P2P o tramite gli emulatori (non senza problemi di ricostruzione dell’originale) restituendoci una serie di oggetti che altrimenti sarebbero andati persi.

This Is Not a Pipe

Thi is Not a Pipe

Benj Edwards, con il suo articolo Why history Need Software Piracy, spiega perché è importante salvaguardare – anche attraverso la pirateria – il software e i videogame:

Thanks to the work of preservationists that flout the law, future historians will be able to more fully consider Mario’s cultural impact and answer deeper, ancillary questions like “Why did people wear T-shirts with pixelated mushroom people on them?” and “What games, exactly, did Mario appear in and why?”

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Se i palinsesti televisivi vi cavano i sentimenti, se i blockbuster al cinema non vi bastano più e se avete voglia di vedere qualcosa da nerd, qualcosa da geek chic con la convinzione di avere la ragione sempre dalla propria parte, buttate il telecomando e fate partire il download.

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