Il mio grande, grosso investimento indie

21 Ott

Indiegogo, Kickstarter, Produzioni dal basso, Cineama, Sellaband, Spotus. Cosa sono? e cosa hanno a che fare con la pirateria?

Quella che avete appena letto è una breve (e non esaustiva) lista delle più note piattaforme di crowdfunding, cioè quei siti che permettono di finanziare in modo partecipato e dal basso la realizzazione di qualsiasi tipo di prodotto.

Mi piace il progetto di quel documentario e investo 10 euro per finanziarne la produzione; se altre persone faranno altrettanto il budget necessario per la produzione sarà raccolto, il film entrerà in cantiere e io potrò dire di aver partecipato alla sua produzione. Ogni piattaforma di crowdfinancing ha le sue regole, ma di solito è possibile decidere quanto investire e a ogni investimento corrisponde una riconpensa proporzionale alla quota di denaro donata.

Crowdfunding

Perché scegliere il crowdfunding?

Per i creatori di contenuti il ricorso ai finanziamenti dal basso permette:

  1.  di suddividere il rischio di impresa su microinvestitori: ciò significa che se il progetto va in malora le ripercussioni sono tutto sommato limitate;
  2. di creare uno zoccolo duro di fan disposti a promuovere on-line e in altri contesti il progetto nel quale hanno investito i loro denari. Questo comporta una consapevolezza profonda delle dinamiche di social networking e di marketing on-line;
  3. di disintermediarsi completamente, vale a dire tagliare fuori tutti quei passaggi intermedi che si mettono in mezzo tra la produzione e la fruizione di un contenuto. Accorciare la catena distributiva significa tagliare i costi in modo sensibile e quindi disporre di un prodotto che dal punto di vista economico è più appetibile per il consumatore finale;

E per i finanziatori? Che senso ha investire in un progetto senza sapere se andrà a buon fine?

  1. Per prima cosa, sentirsi parte di un progetto, vederlo crescere e poi poterne goderne e parlarne con gli amici garantisce un senso di appartenenza (engagement direbbe qualcuno…) molto solido;
  2. Il rischio di impresa è decisamente limitato anche per l’investitore;  molte piattaforme di finanziamento partecipato chiedono un’impegno di pagamento che dovrà essere onorato solo nel momento in cui si raggiunge la soglia minima necessaria per far partire la lavorazione. Inoltre, le policy di utilizzo dei servizi di crowdfunding in genere contemplano tutte le possibili problematiche legate a una eventuale restituzione delle somme donate;
  3. Paghi quello che vuoi e ottieni quello per cui hai pagato: niente trucchi niente inganni. Se il progetto è convincente si può scegliere di investire somme più significative altrimenti si può optare per una donazione ridotta. Le ricompense sono direttamente proporzionali al tipo di investimento (anche se non tutte le piattaforme di crowdfunding prevedono un sistema a ricompense).

L’imprenditoria tutta la pirateria si porta via

  • Riduzione generale degli investimenti: quello che rimane ricade su prodotti di grande richiamo (è la crisi, baby!);
  • Le finestre distributive, benché siano costantemente ricalibrate, mantengono dei periodi sequenziali di fruizione piuttosto rigidi che escludono certe porzioni di pubblici (e qui arriva la pirateria a salvarci…);
  • Sempre meno soldi e spazi di visione per i prodotti indie.
Il crowdfunding sembra proporsi come un ulteriore opportunità per risolvere almeno in parte alcuni dei problemi legati all’assetto mediale attuale: infatti, permette di porsi all’esterno delle scelte operative delle major, permette di uscire dalle logiche della distribuzione tradizionale e garantisce la costituzione pubblici fedeli disposti a investire in qualcosa a cui attribuiscono un valore reale.
Va da sé che tutto ciò comporta un ripensamento profondo della filiera produttiva (la sala, ad esempio, non è più l’inizio del percorso di sfruttamento commerciale di un film, a volte non è più neanche la fine; i concerti diventano il core business per chi fa musica) e bisogna ripensare in modo profondo la figura dell’artista: dall’artista da salotto della serie “la mia arte è superiore e quindi cerco un finanziamento statale e assicurarmi così il mio tapee nella riserva indiana degli artisti di un certo spessore”, a smanettone proto geek che deve  riuscire a dimostrare di saper fare qualcosa – e di saperla fare bene – e avere anche competenze di social media management e di community building. Insomma è bello vedere qualcuno che si sporca le mani con la raccolta del vil denaro.
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2 Risposte to “Il mio grande, grosso investimento indie”

Trackbacks/Pingbacks

  1. Ok, il prezzo è giusto « Digital Piracy - dicembre 28, 2011

    […] I fan sono i pagatori migliori […]

  2. Scaricare gratis è un furto? « Digital Piracy - febbraio 10, 2012

    […] Il merchandising è il canale di introiti più significativo per le produzioni cinematografiche non solo per quelle ad altissimo budget. Per le produzioni indie la cosa migliore è la disintermediazione e l’approdo a forme di crowdfinancing. […]

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