Il grande, il medio e l’indie

3 Ott

Qualche post fa, si parlava degli effetti della pirateria sulle scelte delle industrie culturali. Secondo l’Economist  le major dell’intrattenimento musicale e cinematografico tendono ad abbandonare le produzioni locali dei Paesi con alto tasso di pirateria, preferendo investire su prodotti a vocazione globale. La pirateria sembrerebbe innescare quel meccanismo di livellamento delle produzioni verso le big budget productions.

Quindi, in ambito cinematografico, che fine fanno i film a budget ridotto? 

Mid-budget films of the kind that tend to be nominated for awards were the first to be caught in the downdraft. Partly as a result, studios have pruned their output. They are concentrating on big-budget spectaculars that will draw people to cinemas around the world. In 2006 the members of the Motion Picture Association of America released 204 films, including 80 from their subsidiaries—partly independent outfits like Miramax and New Line. Last year the studios released 141 films, including just 37 from subsidiaries. Truly independent film-makers, who have lost not just home-entertainment revenues but also outside financing, are struggling even more than usual. If you think there are fewer thoughtful, well-crafted films around these days, you are right.

Secondo l’Economist i mid-budget movies sarebbero sempre meno: lo confermano anche i dati MPAA [PDF]. Ma è complesso rintracciare una relazione diretta tra pirateria e crollo delle produzioni e delle distribuzioni dei cosiddetti film medi.

Il valore del film indie

Le grandi major trovano nelle pellicole indie e nei film art house degli investimenti di valore poiché comportano esborsi finanziari tutto sommato contenuti: infatti, in caso di successo della pellicola, il rapporto investimenti/introiti è davvero vantaggioso. Inoltre, il film considerato di qualità, come è generalmente percepito quello indipendente, è un valido strumento per modulare l’immagine della corporation e svincolarla dalle produzioni mainstream; ancora, i prodotti di ricerca permettono a uno studio di avere accesso a nuovi talenti e monitorare le culture giovanili per poi utilizzare queste competenze su altri prodotti di impatto commerciale più esplicito. Non è un caso quindi che tutte le grandi major possiedano delle controllate specializzate nei film arty.

Sul versante opposto, però, essere sostenuti dai grandi studios significa esserne anche alle dipendenze, e quando si tratta di una presenza ingombrante come quella di Disney nel caso di Miramax e di Time Warner per la New Line, significa dover soffrire le scelte imposte dalla corporation.

Piccolo è meglio

Una piccola casa di produzione potrà decidere di distribuire attraverso uno studio che le garantirà visibilità su tutti i mercati e gestirà una distribuzione internazionale, oppure potrà scegliere una distribuzione indipendente operando su territori molto circoscritti come le aree di New York e Los Angeles per poi espandersi in altre aree in caso di riscontro positivo. Anche un film indipendente, a basso budget, può conquistare una posizione di predominanza culturale in un dato periodo diventando un oggetto di culto improvviso.

Inoltre, nell’ultimo periodo, le scelte di Hollywood sembrano muoversi in una direzione inversa rispetto agli anni precedenti: le decisioni produttive cadono su film dai costi più contenuti e optano per il taglio di nuovi – e troppo costosi – franchise preferendo l’investimento su prodotti già noti al grande pubblico. Il motivo alla base di queste scelte sembra essere la contrazione delle vendite di DVD, un mercato di grande rilievo economico che non sembra più funzionare bene come un tempo, soprattutto perché i grandi studios ancora non si sono rassegnati all’idea che i pubblici preferiscono il noleggio all’acquisto continuando a mantenere finestre di distribuzione piuttosto rigide per indurre l’acquisto.

Independent distributors, which are usually grateful for all the money and eyeballs they can get, have generally been happy to let Netflix and Redbox have their films. So has Disney. That company has a large consumer-products division, which brings in about as much as home entertainment. It is in Disney’s interest to make sure that as many people as possible see “Cars 2”, so that it can sell them Lightning McQueen toothbrushes.

Insomma, le produzioni arty, indie e di nicchia non sembrano sparire, e certo non per mano della pirateria.

Independent distributors such as IFC Films and Magnolia Pictures are miles ahead of the big studios; they often release low-budget movies to homes even before they appear in cinemas. As a result, video-on-demand is now an important sales channel for independent film.

Le piccole produzioni possiedono una serie di anticorpi anti pirateria che le posizionano in una posizione di privilegio all’interno delle dinamiche di consumo di prodotti audiovisivi: pubblici più attenti, presenti e attivi. Ma questa è un’altra storia…

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5 Risposte to “Il grande, il medio e l’indie”

  1. roymenarini ottobre 3, 2011 a 1:20 pm #

    Molto interessante. In Usa, tuttavia, gli indies sono disperati. Pirateria o meno (sono sostanzialmente d’accordo che non sia lì il problema), il mercato si è stretto a morsa. Tutti piangono… come si fa? Pare che al momento le piattaforme online più “arty” restituiscano pochissimo (Mubi, etc.) ma il mercato della distribuzione web è ancora ai vagiti secondo me…bisogna insistere.
    Roy Menarini

    • roberto zanoni ottobre 5, 2011 a 6:41 pm #

      faro’ un leggero off topic:
      tanto per usare un termine che da fastidio a Yurg “è una roba da parvenu” 🙂
      volevo premettere che quando si parla di fantomatici budget[tipo 400/500 milioni dollari] siamo veramente nella fantascienza..
      100 milioni è la cifra piu’ alta mai usata e non certo per batman begins o inception che non sono certo da “500 milioni di dollari..
      al limite parliamo di kolossal come ben hur[facendo una proporzione ovviamente!]
      li c’era un dispiego di forze reali,tutto costruito
      la favola della computer grafica che “costa” è solo una questione di promozione,senza contare che chi ha un po di dimistichezza con un software video sa benissimo che inception è un misto tra trucchi artigianali e computer.
      cio’ non toglie il loro immenso valore di film..ma io non giudico un film per quello che dicono che costa ma per quello che da
      inception è meraviglioso per me,dei 500 milioni di euro..ci rido sopra!
      quello che costa molto sono gli attori,non certo la struttura del film
      a chi diceva che in batman begins c’era un incendio “costosissimo” posso replicare con pompieri con lino banfi,con molto piu’ fuoco e una durata maggiore:il film all’epoca costo’ circa 500 milioni di vecchie lire.

      per l’indie:con 1000 euro si possono fare film potentissimi
      consiglio personalmente per le videocamere un hv della canon o cmq modelli simili purche’ con un progressivo reale a 24/25 frames
      oppure una reflex nikon[sui 2500 euro con una buona ottica]

      basta vedere l’ultimo dialogo di vasco[se guardate bene sembra un film come impatto visivo..ovviamente non ha un taglio cinematografico ma la pasta è quella]
      a fianco fanno vedere videocamere enormi..è semplicemente fatto per allontanare potenziali avversari..
      cosi come per le cifre gonfiate ad arte per allontanare nuove leve..
      il problema è che non ci sono molti artisti,ma di per se,un film come batman begins lo giri con cifre ridotte..parlo della struttura non certo del compenso attori..
      puoi fare un batman con attori bravissimi ma sconosciuti ma la costruzione effettiva[senza calcolare giornate di riprese in piu’,colonna sonora fatta da hans zimmer che prende un milione a colonna sonora!il trucco calcolato al millesimo,macchine che trovi,palazzi piu’ classici]è sui 20 milioni di euro
      mettici altri 20 di promozione e sali a 40..

      batman funziona perche’ nolan ha una buona idea:buona idea..questo è il punto..il resto è un valore aggiunto..
      l’impatto visivo lo si raggiunge con una genesis e un direttore della fotografia,la restante struttura è un po piu’ complicata..ma nulla di esorbitante[parlo sempre di cifre alte..ma non cosi alte come dicono]

      se non ci sono film di quel livello nell’indipendente è per una questione di idee e mancanza di attori bravi[famosi o esordienti] che magari non si sporcano per un semplice indie..ma non è che non si possa o non si voglia fare..

      • yurg ottobre 10, 2011 a 9:29 pm #

        caro roberto,
        batman begins è costato 150 millioni di dollari (stimati da IMDB) e ne ha incassati worldwide 372,710,015 (dato boxofficemojo): ora se da Batman Begins togli Bale, Caine, Neeson, Holmes, e poi ancora togli la musica di Zimmer e Howard, leva gli effetti speciali (per i quali Hollywood sperimenta costantemente nuove soluzioni – i costi altissimi arrivano anche dai dipartimenti di R&S; inoltre Nolan ha lavorato molto con soluzioni non digitali e non esclusivamente in CGI), mettici dei “palazzi più classici”, riduci al minimo gli investimenti di marketing e quello che otterrai non sarà un buon film di qualità, ma una merda. non puoi confondere un blockbuster con un film indie.

        p.s.:http://dizionari.corriere.it/dizionario_italiano/P/parvenu.shtml

    • yurg ottobre 5, 2011 a 7:03 pm #

      scusa per la tarda risposta. riprendo anche qui la discussione che si era aperta su fb. la mia idea/proposta/domanda aperta è perché gli indie – che sono davvero messi male – non si spostano su kickstarter, indiegogo e tutte le altre piattaforme per la produzione finanziata dal basso: funzionano e raccolgono una valanga di soldi… Si risolvono tanti problemi: si trovano i soldi per produrre e si ha a disposizione uno zoccolo duro di sostenitori che sono disposti a parlare del tuo lavoro. Ovviamente bisogna ripensare l’intera filiera distributiva. Al momento ricorrono al crowd funding produzioni molto molto piccole, ma chissà in futuro. Credo che disintermediarsi e arrivare il più vicino possibile al proprio pubblico possa essere una risposta possibile al “problema” della pirateria

Trackbacks/Pingbacks

  1. Il mio grande, grosso investimento indie « Digital Piracy - ottobre 21, 2011

    […] che cosa ha da spartire il crowdfunding con la pirateria? Qualche post fa si parlava delle radicali trasformazioni nelle scelte operative delle grandi industrie mediali adottate a causa della pirateria. In generale, le tendenze attuali sono riassumibili […]

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