E’ la distribuzione, baby!

26 Set

Il box-office è solo l’inizio. L’inizio di una catena di mercati di sfruttamento dove piccoli investimenti permettono di aumentare gli introiti derivanti dalla vendita di un film.

L’home video è diventato il principale canale di introiti per gli studios superando di gran lunga il rendimento della sala: il mercato theatrical costituiva, nel 1948, il 100% dei ricavi totali di uno studio; la sua resa si dimezza 1980 attestandosi al 55% dei ricavi totali per poi raggiungere la soglia del 18% nel 2003.

Ogni film è un prodotto a consumo ripetuto cioè una tipologia particolare di contenuto che può essere fruita più volte, soprattutto se in contesti fruitivi dissimili e a costi d’acquisto differenziati.

Il grado di soddisfazione che otteniamo dal consumo di un bene (visione di un film) decresce fino a sazietà se continua una somministrazione ininterrotta dello stesso bene (vedere Matrix ad oltranza, a lungo andare, stancherebbe chiunque). Quindi, se non abbiamo abitudini di consumo ossessivo-compulsive, la ripetizione della visione di un film di solito avviene o a distanza molto ravvicinata dalla prima volta, o dopo un periodo di tempo molto lungo, cioè quando il bisogno di rivedere Harry ti presento Sally si rifarà sentire (sebbene con intensità differente). Gli economisti parlano di utilità marginale, vale a dire il grado di soddisfazione che deriva dalle variazioni positive e negative nel consumo di un dato prodotto.

Tutto ciò per dire che se esistono le versioni simili dello stesso film disponibili su piattaforme differenti e temporalmente sequenziali un motivo ci sarà pure: le cosiddette windows – sala, pay-perview, pay-tv, noleggio, vendita, tv generalista – che rispondono a forme diverse di utilizzo e fruizione caratterizzate da costi di acceso diversificati. La ripetizione al consumo impone una differenziazione dei prezzi, in genere tendente al ribasso anche se l’introduzione di nuove tecnologie agisce come agente lievitante dei prezzi.

Comunque, il botteghino continua ad essere il principale indicatore della resa economica di un film: se va bene al cinema ci sono buone possibilità che lo stesso film funzioni bene anche sul mercato dell’home video.

Secondo uno studio del 2005,  il pubblico maschile compreso tra i 13 e i 24 anni nell’estate del 2005 ha preferito starsene a casa con un DVD piuttosto che uscire per vedersi un film in una sala.  I dati raccolti annualmente nel Rapporto Univideo sullo stato dell’editoria audiovisiva italiana, mostrano come, anche per il mercato italiano, il settore dell’home video sia la fonte principale di guadagno per l’industria cinematografica.

Tuttavia qualcosa sta cambiando: le persone preferiscono noleggiare un film invece di acquistarlo. In America il noleggio di film è aumentato del 10% mentre la spesa per l’home entertainment è diminuita costantemente.

People still go shopping for animated films that will keep their children quiet, and for beloved blockbusters: more than 30m DVDs and Blu-ray discs of “Avatar” have been sold worldwide. For everything else they are turning to a range of innovative, legal and—best of all—cheap alternatives.

Hollywood preferirebbe vendere, ma la gente preferisce noleggiare (e risparmiare, soprattutto in un periodo di crisi economica).

Quanto guadagnano gli studios dai vari mercati dell’home video? La Warner Bros si è fatta qualche conto in tasta:

1- Electronic download (vendita): 17,50$ arrivano allo studio

2- Video on demand (noleggio): 3,50$

3- Noleggio nei video store: 1,45$

4- Noleggio nei servizi Kiosk come Red Box: 1$

Ciò fa sì che ad Hollywood si faccia un’intensa attività di lobbing per mantenere fisse le finestre distributive e imporre periodi d’attesa più lunghi per la distribuzione su piattaforme come Netflix. In generale per i big-budget-movie si accordano periodi di latenza più lunghi mentre i film a budget contenuto arrivano prima in distribuzione digitale.

La durata della finestra distributiva delle sale sul territorio americano si è contratta significativamente durante tutti gli anni Duemila, ed è passata da una media di quattro mesi e quattordici giorni nel 2008 a quattro mesi e 8 giorni nel 2009. Nella definizione dei tempi di permanenza di un film in sala contribuiscono diversi fattori: in particolare gli esercenti cercano di allungare il più possibile il periodo di sfruttamento theatrical di un film poiché vedono nell’home video un possibile freno alla frequentazione delle sale; al contrario, chi è implicato nella distribuzione home video sostiene la necessità di una release simultanea per cavalcare l’onda del momento e evitare che i potenziali spettatori si rivolgano a sistemi illegali: le piattaforme di file-sharing, a loro volta, agiscono come acceleratori dei tempi di permanenza dei film nei cinema orientando il mercato verso una contrazione delle finestre distribuzione.

Lo dicevamo qualche tempo fa sul blog di Working Capital: subito è meglio di gratis perché in tutto questo calderone la versione illegale non è solo gratis, ma è anche migliore.

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3 Risposte to “E’ la distribuzione, baby!”

Trackbacks/Pingbacks

  1. Il grande, il medio e l’indie « Digital Piracy - ottobre 3, 2011

    […] su prodotti già noti al grande pubblico. Il motivo alla base di queste scelte sembra essere la contrazione delle vendite di DVD, un mercato di grande rilievo economico che non sembra più funzionare bene come un tempo, […]

  2. Il mio grande, grosso investimento indie « Digital Piracy - ottobre 21, 2011

    […] permette di porsi all’esterno delle scelte operative delle major, permette di uscire dalle logiche della distribuzione tradizionale e garantisce la costituzione pubblici fedeli disposti a investire in qualcosa a cui attribuiscono […]

  3. HBO, Games of Throne e The Oatmeal: la pirateria spiegata in una striscia « Digital Piracy - febbraio 23, 2012

    […] di un’abitudine consolidata e radicata come il download, ma l’inconsistenza di un sistema distributivo reo di non riuscire a rispondere alle esigenze di consumo della propria […]

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