Cosa Ikea e BILLY possono dirci su distribuzione e pirateria digitale

13 Set

Cosa succederebbe se Billy avesse gli sportelli?

Vi giuro che su Techcrunch io Billy non l’avevo mai vista. Lo stesso dicasi per l’Economist. Eppure pare che Ikea e la sua famosa libreria low-cost siano oggi due tra i più potenti interlocutori in fatto di smaterializzazione dei libri cartacei.

Andiamo con ordine. Pare che dal mese prossimo, Ikea lancerà sul mercato una nuova versione della famosa libreria. Come riporta l’Economist:

Next month IKEA will introduce a new, deeper version of its ubiquitous “BILLY” bookcase. The flat-pack furniture giant is already promoting glass doors for its bookshelves. The firm reckons customers will increasingly use them for ornaments, tchotchkes and the odd coffee-table tome—anything, that is, except books that are actually read.

Possono due ante con vetri essere tanto disruptive? – per dirla con gli americani che da qualche tempo hanno eletto questa parola a vero tormentone in terra di new new economy. La risposta è sì. Ed è una questione che va ben oltre la user experience. Se l’oggetto deputato ad accogliere i libri perde la sua prima funzione d’uso per diventare un semplice “ripiano per oggetti”, viene da chiedersi che fine hanno fatto i libri? Se delle semplicissime mensole vengono chiuse da due lastre di vetro, allora il contatto tra uomo e libri, tra lettore e cultura cartacea è irrimediabilmente corrotto? La fine è, né più né meno, quella che è toccata anni fa agli impianti hi-fi e ai bei ripiani in cui raccogliere vinili poi diventati cd e poi ancora bit liberi dal supporto fisico.

Che l’industria dei libri elettronici sia una realtà in forte crescita è ormai chiaro – almeno nel mercato USA. Amazon ha dichiarato da mesi di vendere più libri digitali che cartacei e i vantaggi del business sembrano chiari anche solo soffermandosi a un paragone dei soli costi di produzione. Se fate un giro sul Kindle Store di Amazon, noterete che molti dei classici della storia della letteratura sono addirittura gratis. Come affermano molti rappresentanti dell’industria, i libri elettronici hanno di fatto dato una spinta ai vecchi titoli finiti nell’oblio, ma hanno alimentato anche un altro fenomeno.

…sì, ok ma la pirateria?

L’adozione del formato digitale ha di fatto aperto un canale di distribuzione parallelo – inutile fingere sorpresa – a quello ufficiale: una breve ricerca su Google o sui siti Torrent basta a restituire archivi zip pieni zeppi di testi (titoli del tipo “2,500 Retail Quality Ebooks” la dicono lunga sulla portata del fenomeno). Citando ancora The Economist, la pirateria digitale in fatto di editoria cartacea è particolarmente agguerrita e radicata:  in Spagna coinvolge attivamente soprattutto utenti non più giovanissimi; in Russia raggiunge una vitalità senza pari. Insomma, un pò di dimestichezza per destreggiarsi tra i formati (pdf, epub, ecc…), la capacità di accettare qualche compromesso (in termini funzionali) e il gioco è fatto: tutti i libri che vogliamo, gratis, sul proprio device (lettore o pc che sia).

Il problema relativo alla pirateria anche in questo caso pare sia tutto a carico del sistema di distribuzione. In primis, manca una chiara politica dei prezzi. Nonostante il digitale costi meno del cartaceo (per non contare i costi di spedizione praticamente azzerati per gli ebook), molti testi in bit superano spesso l’equivalente fisico con prezzi che variano da 0.99 $ a quasi 20$ in base al peso o all’interesse del volume sul mercato. Infatti, accanto agli autori più quotati se ne affacciano altri in erba che il circuito digitale ha avuto il merito di rendere raggiungibili, conoscibili e a volte  persino famosi (date uno sguardo alle classifiche di Amazon) grazie a nuove forme di pubblicazioni: e-novel e racconti brevi auto-pubblicati hanno portato alla fama anonimi blogger e scrittori in erba che hanno saputo sfruttare a proprio vantaggio le possibilità della distribuzione digitale (conoscete Amanda Hocking? Per chi volesse approfondire l’argomento, vi rimando a questo articolo).

E poi c’è la posizione di predominio di Amazon che pare bloccare l’ingresso e la crescita di nuovi player sul mercato. Stando sempre ai dati dell’Economist, se il colosso americano pesa per solo un quarto delle vendite del mercato cartaceo, sul mercato digitale la sua influenza raggiunge  ben il 70%  in USA, e il 90% in UK. Fenomeno facilmente spiegabile se si guarda alla politica aggressiva di Amazon: il suo Kindle non è solo un e-reader, ma un software per pc/notebook, iPad, iPhone, device Android e RIM e da poche settimane persino un e-reader in browser (cloud reader). La libreria personale è sempre accessibile, da qualsiasi device. Basta loggarsi per accedere al proprio scaffale digitale: i libri riportano tutte le annotazioni personali dei lettori, si possono condividere brevi estratti sui profili social personali o con quanti hanno  acquistato o acquisteranno lo stesso libro (digitale). E mentre Apple arranca, nonostante il successo dell’iPad, Amazon è diventato non solo distributore, ma anche publisher (vedi il lancio degli sconosciuti di cui sopra).

Bye bye books?

Nel frattempo, pare che le librerie inizino davvero a scomparire restando appannaggio di pochi appassionati. Non che chi naviga, non ami leggere. Il caso Anobii è emblematico in tal senso. Un portale digitale e un’app mobile in cui si possono segnalare previa scansione del codice ISSN o ricerca su database proprietario i libri cartacei che si possiedono e/o si stanno leggendo e/o si vorrebbero leggere. E la community è viva e agguerrita tanto quanto quelle che su Twitter e Facebook danno vita a book club per la lettura collettiva di volumi di volta in volta scelti su proposta dei membri.

Qualche anno fa, il Cinema  – ricordate C’è Posta per te con Tom Hanks e Meg Ryan? – aveva già dato l’allarme sbagliando però il tiro. Se nella pellicola la lotta era tra i grandi della distribuzione e i piccoli rivenditori, qui la posta in gioco è tra carta, bit e dollari sonanti. E per dirla tutta, nel film Billy non c’era.

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