La pirateria: tra il globale e il locale

8 Set

Un recente articolo apparso su The Economist, e ripreso nell’ultimo numero di Internazionale, cerca di fare il punto in merito agli effetti della pirateria sulle industrie culturali, con particolare riferimento al settore musicale e a quello cinematografico.

L’indagine dell’Economist non apporta significative novità all’analisi delle conseguenze della pirateria. L’articolo riporta un dato non nuovo, ma di interesse: i livelli di pirateria più rampante si registrano nei cosiddetti paesi in via di sviluppo; tuttavia, all’interno di aree geografiche con tassi di pirateria più contenuti, come quella dell’Unione Europea, si riscontrano variazioni significative da Paese a Paese. Nell’area mediterranea, ad esempio, i pirati lavorano più intensamente. 

DVD sales have collapsed in Spain, too. Xavier Marchand of Alliance Films, an independent movie outfit, says that Spain has become a “1950s market” where almost all the money is made from cinema showings and broadcast-TV rights. Jeff Blake, vice-chairman of Sony Pictures, says it still makes sense to release big-budget family films like “The Smurfs” in Spain. Such films are reliable box-office magnets and sell relatively well on DVD because parents use them as electronic babysitters. But dramas aimed at young men are dicier. As a result, says Mr Blake, the Spanish “get fewer films on fewer screens, with less marketing support behind them”.

Quello che sembra emergere dalle considerazioni del chair di Sony è di tutto interesse: le major dell’intrattenimento musicale e cinematografico tendono ad abbandonare le produzioni locali dei peasi ad alto tasso di pirateria, preferendo investire su prodotti a vocazione globale.

Infatti, i prodotti cinematografici mainstream, con un impianto a franchise, possiedono molte risorse per affrontare un mercato in cui la pirateria è penetrata in maniera evidente. Ecco le principali ragioni:

1- L’importanza del box-office: l’andamento al botteghino è il termometro del successo di un film. Una buona riuscita in sala generalmente è sinonimo di successo anche sui mercati secondari;

2- L’importanza dei mercati secondari: per i franchise cinematografici, i mercati secondari costituiscono una fonte di guadagno equiparabile, se non addirittura superiore, al mercato theatrical. Non solo: i franchise meglio congeniati si espandono sempre di più su prodotti non piratabili come il merchandising;

3- l’importanza dei bambini (e dei fan): i prodotti cinematografici ad alto tasso di gadgettizzazione sono i favoriti dai pubblici molto giovani (e dai cultist); costoro vedono manifestarsi, nelle varie diramazioni commerciali, il desiderio di collezionismo che caratterizza le loro pratiche di consumo culturale;

4- l’importanza del marketing: l’insistenza delle campagne marketing tipiche dei prodotti ad alto e altissimo budget, è in grado di imporre un film come un evento mediale, cioè un appuntamento al quale non è possibile mancare; gli eventi innescati dai film ad altissimo budget suggeriscono agende di consumo mediale. In pratica si sceglie un film perché tutti ne parlano e “ci si sente in dovere di vederlo”;

5- l’importanza dei mercati globali: i prodotti ad alto budget sono per vocazione fenomeni globali, capaci di muoversi simultaneamente su diversi mercati e trarne vantaggio economico.

Insomma, i film ad alto budget con una significativa ramificazione del franchise – meglio ancora se votati alle narrazioni transmediali – hanno molte più carte da giocare e le giocano su una pluralità di mercati che permette una  più efficace distribuzione del rischio di impresa e quindi anche una migliore ripartizione di eventuali effetti negativi della pirateria.

E quindi che ne sarà dei film a medio e basso budget? E dei film di nicchia? Questi prodotti sono in grado di sviluppare anticorpi contro la pirateria?

To be continued…

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Una Risposta to “La pirateria: tra il globale e il locale”

Trackbacks/Pingbacks

  1. Il grande, il medio e l’indie « Digital Piracy - ottobre 21, 2011

    […] post fa, si parlava degli effetti della pirateria sulle scelte delle industrie culturali. Secondo l’Economist  le major dell’intrattenimento musicale e cinematografico tendono […]

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