La pirateria è un sintomo. Non è il problema

6 Lug

La prima ad abbassare la guardia, e smorzare i toni della discussione sulla pirateria digitale,  è stata la Warner Bross: nel dicembre del 2010 ha reso pubblici alcuni dati di una ricerca (di cui avevamo già accennato qualcosa nel primo post di Digital Piracy) che le ha permesso di riconsiderare il ruolo dei downloaders in relazione ai consumi di prodotti audiovisivi.

Ben Karakunnel, direttore della business intelligence della divisione anti-piracy della Warner Bross, spiega che la ricerca, nata con l’obiettivo di individuare le abitudini di consumo dei pirati al fine di convertirle in forme di acquisto, rivela alcuni risultati di rilievo:

  • I pirati comprano: la pirateria funziona come uno strumento promozionale, il punto è capire perché le scelte d’acquisto cadano su certi prodotti mentre altri vengano piratati.
  • Le donne preferiscono i servizi di streaming illegale mentre gli uomini sono più attivi sulle piattaforme di download.
  • I motori di ricerca hanno un ruolo marginale nella ricerca di contenuti pirata rispetto ai siti dedicati. I social network iniziano ad avere una funzione cruciale nella diffusione di informazioni per il reperimento di file illegali.
  • I film legati alla corporation occupano il 65.31% dei file scaricati, mentre i programmi TV si attestano al 34.69%.
  • Le community di fansubber forniscono file tradotti o sottotitoli con una velocità disarmante. Karakunnel aggiunge: “If we can get dubbed or subtitled language versions in the first two days, we can beat them to the punch.”

L’indagine della Warner mette in luce alcune delle falle operative più comuni delle industrie culturali: tempi di distribuzione troppo lunghi e prodotti multilingua assenti.

Più esplicite le affermazioni di Rene Summer, Director Government and Industry Relations del gruppo Ericsson, che nell’ultimo numero della Ericsson Business Review sentenzia:

File-sharing is a symptom of a problem, rather than a problem in itself. This problem is the inadequate availability of legal, timly, competitive priced and wide-ranging chioces of affordable digital content offerings.

Secondo Summer la pirateria sarebbe una diretta conseguenza delle forme di controllo delle industrie dei media che, nel tentativo di creare la scarsità a tavolino e imporre restrizioni d’uso sui contenuti, si costruiscono un nemico con le loro stesse mani.

Current restrictions have forced European consumers into a digital exile. Seeking an appropriate way to access legal digital content, and unable to satisfy this legitimate desire through a legitimate digital alternative, many resort to illegal file-sharing.

Such strict enforcement further damages the prospects of legal digital alternatives by introducing the principle of innovation by permission.

Di seguito l’intero articolo di Summer condiviso dagli amici di TorrentFreak.

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3 Risposte to “La pirateria è un sintomo. Non è il problema”

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  1. Piracy is everywhere « Digital Piracy - luglio 22, 2011

    […] giorno fa, Roberto ha scritto a proposito della pirateria come sintomo: File-sharing is a symptom of a problem, rather than a problem in itself. This problem is the […]

  2. Scaricare gratis è un furto? « Digital Piracy - febbraio 10, 2012

    […] stata comprata. Utilizzare la pirateria per giustificare una presunta crisi di mercato significa ignorare i sintomi di un problema che sta […]

  3. Il crimine è il nostro mestiere? La buona pirateria | Fuori Corso - maggio 22, 2013

    […] settore di utenza, anticipandone ad esempio i tempi di produzione. Proprio della Warner Bros. è il primo studio mai realizzato sulla possibile integrazione dei mezzi tipici della pirateria all’interno di un […]

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