Hacking Andrew Keen

1 Lug

È uno sporco lavoro, ma qualcuno doveva rimboccarsi le maniche e chiarire le cose. In realtà, in molti hanno già sbrigato gran parte dell’operazione “confutiamo The Cult of the Amateur”  [2008], il libro di Andrew Keen arrivato in Italia con il titolo Dilettanti.com [2009].

Volendo essere sinceri fino in fondo, il libro di Andrew Keen si cestina da solo, zeppo com’è di imprecisioni, trattazioni superficiali e aneddotiche, affermazioni non supportate da dati o da argomentazioni almeno credibili. A sua parziale discolpa Keen può invocare la totale mancanza di lungimiranza nella sua lettura dei fatti, l’utilizzo di fonti vecchiotte e un atteggiamento reazionario da far rabbrividire anche l’Agicom. 

Va da sé che, in casi come questi, è giusto rincarare la dose; quindi anche io provo a dare il mio personale contributo alla giusta causa e cerco a mettere a tacere alcune affermazioni per nulla convincenti che ho ritrovato all’interno di un capitoletto delle libro di Keen dedicato alla pirateria audiovisiva.

Procediamo con ordine: ecco alcuni stralci del libro.

In the movie business, digital piracy, the explosion of free movie downloads, and the growing popularity of amateur video sites like YouTube and Veoh video are already causing a decline in box-office revenue and DVD sales.

Per prima cosa è un po’ azzardato mettere sullo stesso piano servizi di videosharing e piattaforme di filesharing poiché si rischia l’effetto “di tutta l’erba un fascio”. Come dire: se non li convinco, almeno provo a confonderli.

Inoltre, utilizzare in modo così rozzo l’idea che esista una corrispondenza 1 a 1 tra pirateria e calo dei biglietti al botteghino o vendite di DVD, significa perdere completamente di vista il panorama distributivo in cui un film si colloca. Ammesso che esista, l’effetto remplacement causato dalla pirateria è difficile da calcolare per almeno un paio di motivi: gli analisti e gli studiosi non dispongono ancora di criteri univoci e condivisi per valutare questo fenomeno. In sostanza, ognuno va per la sua strada e i risultati ottenuti non sono direttamente raffrontabili. Secondo: come è possibile valutare l’effetto di sostituzione quando una copia piratata non costituisce necessarriamente una mancata vendita? Come si calcola l’effetto replacement quando siamo in presenza di una pluralità di servizi di approvvigionamento di contenuti per cui è difficile stabilire se la pirateria competa direttamente con i DVD o lo streaming legale?

Peter Jackson, the movie maestro who brought us the Lord of the Rings trilogy and the remake of King Kong, summed up the crisis succinctly: “Piracy has the very real potential of tipping movies into becoming an unprofitable industry, especially big-event films,”

Peter Jackson probabilmente saprà anche che i big-event film sono i prodotti audiovisivi più imprevedibili da un punto di vista economico: statisticamente il grado di insuccesso di un film è strettamente legato alla crescita dei budget produttivi. Non a caso, per evitare il collasso finanziario le grandi major investono su prodotti seriali – hanno meno probabilità di fare il botto, ma sono più sicuri come investimenti – e su linee di franchise narrativo e commerciali, al fine di suddividere il rischio d’impresa su diversi canali; il merchandising è il mercato più redditizio per i film a ultra budget. Ed è difficile da piratare.

When a movie is available on the Internet as soon as it has been released, why go to the extra inconvenience and cost of seeing it in a local theater? For many technophiles accustomed to watching all media on their computers already, the big screen viewing experience of the multiplex will hardly be missed.

Chi è Andrew Keen per dirci come dobbiamo vedere un film? Quando sento cose di questo tipo io faccio partire il Torrent. I platform agnostic sono consumatori di prodotti audiovisivi le cui esigenze d’uso di un film meritano lo stesso rispetto e trattamento dei pensionati che vanno al cinema alla proiezione delle 16:30 per essere a casa per l’ora di cena. Inoltre, la fruizione di un film sulle più svariate piattaforme non è un’esperienza di visione paragonabile a quella del film in sala. Lo dimostra il 3D che è riuscito a riempire nuovamente i cinema.

Local video stores are also under attack, thanks not only to piracy but also to the wildly successful Web-based operation Netflix.

Se c’è qualcosa che puzza di vecchio sono proprio i videonoleggi: Blockbuster è fallito perché non è riuscito a stare al passo con i tempi. Netflix invece no. Scaricare le colpe di un cambiamento inevitabile  su un’azienda in grado di competere con la pirateria suona davvero pretestuoso.

Andrew, dunque, chi sono i dilettanti?

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